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Palazzo del Podestà

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Il Post

  • Scritto da: Nicola Baruli
  • Il: 10/09/2020 11:43:57

Continua la nostra visita virtuale a Narni, uno dei borghi più gettonati dell’Umbria in questa estate di emergenza Covid-19, e dopo aver parlato del MuseoCivico di Palazzo Eroli e della Roccadell’Albornoz, oggi vogliamo presentarvi un altro monumento che non può mancare nel programma di visita alla città, il Palazzo del Podestà. Si presenta nella sua mole imponente e severa, affacciato sulla Piazza Priora “ove ancor dura il cittadino orgoglio”. Il Palazzo Comunale di Narni, chiamato anche Palazzo del Podestà o del Vicario, può essere considerato il simbolo della fierezza di Narni, dell'epoca comunale, ma potrebbe anche considerarsi lo scrigno delle glorie cittadine. Con le sue mura massicce, sta ad indicare che i valori contenuti nella città sfidano i secoli, possono rimanere nascosti, ma non si distruggono.

Fu costruito verso la fine del Duecento sopra tre poderose torri attigue che, riunite insieme, costituirono poi un solo edificio. Le tre torri-abitazione erano quindi distinte tra loro e ancora si può vedere, osservando la muratura, il breve spazio, ora tamponato, che le divideva l'una dall'altra. Ognuna di esse aveva il suo arco di accesso di cui rimangono le tracce. Molti e diversi furono i lavori di trasformazione per rendere il complesso degna abitazione del Podestà. Al piano nobile vengono sostituite le finestre, inizialmente bifore, con altre pregevoli a croce guelfa in travertino. Questi “finestroni crociati” diventano presto, e permangono, il segno distintivo del palazzo. Si tratta in realtà di una pietrificazione del telaio in legno delle finestre medievali. Molto evidente è la somiglianza con le finestre di Palazzo Venezia a Roma e con quelle del Palazzo di Giustizia a Perugia. Da Roma, infatti, l'applicazione si diffonde in tutta l'Italia centrale e quello di Narni rimane un caso esemplare.

La costruzione delle finestre viene attribuita a due differenti artisti; alcuni l'attribuiscono all'architetto Bernardino da Settignano, detto Rossellino, che secondo il Vasari, nel 1449 si trovava a Narni per dirigere i lavori di restauro della Rocca per ordine di Nicolò V. Altri vogliono che l'opera sia attribuita all'architetto narnese Nuccio de Risis che, per una quindicina d'anni, tra il 1455 ed il 1470, lavorò a Roma per Paolo II.

Dall'osservazione della facciata si notano le porte ogivali (ostruite e soppresse per fare un ampio portone unico) che davano ingresso al Palazzo. Una di queste,a destra della facciata, murata come le altre, merita particolare attenzione. Dove ora c'è la sede della Pro- Loco fu creata la cappella del SS.mo Salvatore che sostituì quella di S.Salvato che, probabilmente, si trovava dove ora è la fontana del sec. XIV. Essendo stata soppressa la cappella, di cui rimane un affresco del Torresani, la parete creata per chiudere l'arco fu ornata da bassorilievi: vi è una finta loggetta e, subito sopra, un gruppo di significativi bassorilievi, databili al XIII secolo, raffiguranti diversi soggetti: Giuditta e Oloferne, animali fantastici, una probabile caccia al falco e dei cavalieri giostranti. Questa “facciata nella facciata” è stata realizzata intorno al 1495, riutilizzando qui i materiali provenienti dall'abbattimento della cappella di S. Salvato.

Il fronte del Palazzo, anticamente, era decorato dagli stemmi dei podestà e, più tardi, anche da quelli dei governatori e dei cardinali, di cui oggi rimangono alcune epigrafi marmoree. L'ingresso rinascimentale del palazzo introduce nel bellissimo atrio ricavato dalla trasformazione della torre centrale. Nel cortile interno è presente una raccolta di frammenti antichi romani e medioevali di grande valore archeologico. I reperti romani sono stati trovati principalmente lungo la Via Flaminia, mentre quelli medioevali provengono probabilmente dal portico della chiesa di S. Domenico e dai sotterranei della chiesa di S. Maria Impensole.

Qui possiamo inoltre trovare la Mensa Ponderaria, un blocco in travertino in cui sono state scavate sei vasche, utilizzate come unità di riferimento per la misura in volume di granaglie. Al centro dell'atrio un poderoso pilastro sorregge le volte del piano superiore. Salendo lo scalone d'onore si nota il portale con la scritta del Monte di Pietà. Fondato a Narni nel 1400, fu uno dei primi in Italia ad essere istituito: ancora oggi si vede la porta di accesso con la scritta sull'architrave: Mons Pietatis. Salendo si arriva nell'atrio della sala consiliare, una sala tinteggiata di un bel rosso cardinale dove sono raffigurati, oltre allo stemma della città, i castelli che appartenevano al comune prima del 1860. Il soffitto è dipinto a finti cassettoni lignei.



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