L’efficienza e la
rapidità nel riparare i danni
traumatici sono tra
i più importanti requisiti di un organismo.
L’organismo umano reagisce spesso in modo drammatico
agli eventi che seguono un trauma: il dolore, l’impossibilità funzionale
si ripercuotono anche sul morale, per cui, oltre allo spavento
interviene anche una particolare ansia per la propria integrità o
incolumità.
In realtà,con il senso di angoscia si potrebbero spiegare
con l’inaspettato mutamento dell’assetto
psicofisico,
che rende il proprio corpo momentaneamente inaffidabile e
incontrollabile.
Ci sono motivi inconsci che predispongono o addirittura “spingono” il
nostro corpo a incontrare l’evento traumatico. Indagando
nel vissuto di soggetti pluri-traumatizzati, infatti, si
può non di rado rilevare come l’incidente subito
non sia in fondo così casuale. La finalità non
dichiarata è quasi sempre quella di evitare
un evento che risulterebbe ancor più “traumatizzante” per
l’assetto psichico: un cambiamento a cui non si è preparati,
un’autonomia che non si è ancora in grado di
reggere, un incontro che non si sa o non si vuole affrontare.
Oppure, sono in gioco tematiche di auto-aggressione o auto-punizione,
ad esempio per avere degli inconsci sentimenti negativi verso
qualcuno da cui si è strettamente dipendenti.
In questo senso, la facilità alle fratture potrebbe
tra l’altro esprimere un simbolico tentativo di “rompere
le regole”, di spezzare le norme morali, le “Tavole
della Legge”: la durezza dell’osso e il suo essere
lo schema di base di tutto il corpo possono infatti farlo
associare proprio all’insieme di norme che regolano
la natura e i rapporti interumani, o alle gerarchie e ai
doveri. |