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LA STIPSI

 
stanchezza
stipsi
stress
traumi, ferite
Secondo Freud, che fu il primo a parlare di fase anale, il bambino fra i 2 e i 4 anni sviluppa un rapporto particolare con le sue feci, dal momento che queste costituiscono in fondo l’unico elaborato che il suo corpo è per il momento in grado di produrre. A seconda quindi di come vive questo rapporto dentro di sé o nei riferimenti familiari, avrà da adulto due modelli di comportamento contrapposti: seguendo la tendenza a trattenere le feci come cosa eclusivamente sua, preziosa, da non dividere con nessuno, avrà un carattere chiuso, conservatore, con forte tendenza all’avarizia e naturalmente alla stipsi, che diventerà quindi il simbolo anche di scarsa comunicazione, incapacità di relazionarsi agli altri, di abbandonarsi facilmente a slanci di qualsiasi atura.
Diversamente chi considererà le proprie feci come un regalo per il mondo, avrà un carattere estroverso, aperto, cordiale, spesso spendaccione.
Si associano quindi alla stipsi essenzialmente due concetti: la difficoltà a liberarsi di cose “sporche” – da cui l’importanza delle pratiche rituali di urgazione come analogo modo di “ripulirsi” e purificarsi da colpe e peccati- e il trattenere presso di sé qualcosa che si è elaborato e si possiede. Per quanto riguarda la prima accezione, questa sembra rafforzare tra l’altro l’analogia tra le circonvoluzioni cerebrali e le anse intestinali, creando così una sovrapposizione tra il contenuto della mente – le idee, i pensieri, i concetti- e quello intestinale. La medesima analogia tra cervello e intestino è ribadita dai digiuni e dalle purgazioni presenti in molte culture: quasi che liberare la mente di contenuti superflui sia sinonimo di evacuazione intestinale. Spesso chi è affetto da stipsi presenta pensieri ricorrenti e rimuginazioni, come a significare un identico “ingorgo” in alto, nella mente, e in basso, nelle viscere.
L’altra importante accezione psicologica della stipsi si collega invece alla generale tendenza a trattenere cose o situazioni, associata a una scarsa capacità di donare e di essere generosi. Si usa in effetti parlare di “stitichezza affettiva” per indicare persone poco propense a lasciarsi andare, a scambiare con gli altri, a farsi coinvolgere affettivamente.
La costipazione è di comune riscontro in chi soffre di depressione, come se il non aspettarsi niente dal prossimo portasse a trattenere il più possibile ciò che si possiede, compreso il contenuto intestinale, forma tra le più primitive di possesso.
 
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