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LA STANCHEZZA

 
stanchezza
stipsi
stress
traumi, ferite
Dobbiamo intanto distinguere due tipi di stanchezza: quella momentanea o episodica, e quella congenita.
La prima, più comune e certamente più semplice da affrontare, sul versante fisiologico è semplicemente
un meccanismo di salvaguardia dello stato di salute in generale, ed è finalizzato a impedire un
ulteriore dispendio energetico e a favorire la ricarica dell’organismo
. I ritmi circadiani (cioè della durata di un giorno) sono regolati da una sorta di “orologio interno” all’organismo, che subisce delle fisiologiche variazioni nel corso dell’anno, per adattarsi alle differenti condizioni di luce e di attività.
L’origine delle astenie stagionali deriva di solito proprio da una difficoltà nello stare al passo con le nuove esigenze. Alla base di questo tipo di astenia sta infatti molto spesso l’incapacità di ascoltare e interpretare i propri bisogni. Se i ritmi ed equilibri vengono forati si hanno ovviamente ripercussioni sulle funzionalità dei vari organi, che si possono manifestare in primo luogo con il sintomo di stanchezza. Questa si può considerare allora una sorta di campanello d’allarme, o meglio un meccanismo di “troppo pieno” . In questo senso il divagare può essere sinonimo di muoversi, di cambiare, di sperimentare nuove situazioni.
Chi riferisce questo tipo di astenia parla di se stesso come di qualcuno che non è più in grado di lottare, dunque che si è in qualche modo “arreso”, uscendo dal gioco. In effetti, la stanchezza cronicizzata può simboleggiare una sorta di rinuncia all’azione e al mondo, ma dove si “paga” questa astensione con la sensazione di abbattimento, di resa, di inutilità, di assenza.
Ci si può infatti difendere dall’ambiente esterno, fonte di frustrazioni e umiliazioni, eleggendo il corpo stesso a baluardo e alibi, anziché utilizzare le proprie energie in modo creativo e costruttivo.
Una stanchezza congenita, o comunque molto frequente e non avvalorata da situazioni fisiche o di stress
chiare, può essere facilmente il sintomo di un malessere profondo causato da un non ottimale evolversi
della propria esistenza
. Il sistema di vita, personale e professionale, di molti individui, è spesso una conseguenza di scelte di altri – genitori, contesto ambientale e sociale, errori indotti – per cui non ci si realizza secondo la propria unica originarietà, ma in risposta ad esigenze e desideri esterni a noi, forse precedenti alla nostra stessa nascita. Ed è come se un albero di pere fosse obbligato a produrre soltanto mele, e che per di più ne sia convinto.
Si fa quindi una vera e propria “fatica di vivere” in quella situazione che non ci è affatto congeniale, ma che ormai è l’unica che conosciamo, e della quale pertanto la stanchezza congenita è il primo ma già allarmante segnale. I passaggi successivi possono essere lo stress, la depressione, fino ad un rifiuto totale dell’organismo che comincia a sviluppare malattie serie e qualche volta mortali.
Non è quindi affatto esagerato consigliare nei casi di stanchezza congenita una seria indagine psicoterapica.
Un piccolo aiuto complementare per combattere una stanchezza congenita, ma anche quella temporanea, può venire dalla possibilità di distrarsi con lunghe passeggiate mattutine cercando il bosco, o comunque il
verde, cambiare la disposizione dei mobili e degli oggetti della propria abitazione, aumentare le piante e magari aggiungere qualche quadro sereno. Efficiente si è rivelata anche la pet-terapia: occuparsi di
piccoli animali è sicuramente efficace.
 
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