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OBESITA'

 
stanchezza
stipsi
stress
traumi, ferite
Si tratta del tipo di ingrassamento che interviene, anche in tempi rapidi, solitamente dopo un lutto o una perdita significativa (o un cambiamento di stato sociale o biologico: matrimonio, divorzio, pensionamento, menopausa….) oppure in relazione a situazioni conflittuali o frustanti prolungate nel tempo. La sregolatezza nel mangiare – che può assumere le caratteristiche di un continuo mangiucchiamento – ha in questi casi la funzione di attenuare una sensazione di vuoto o di rabbia. Infatti, il senso di gratificazione proveniente dal cibo può essere ricercato proprio come surrogato di altri piaceri apparentemente inaccessibili (per esempio,affettivi o sessuali) o semplicemente per alleviare o anestetizzare una tensione o un conflitto. L’introduzione di cibo funziona quindi come una sorta di ansiolitico, antidepressivo o addirittura anestetico.
E’ uno stato che si acquisisce lentamente , e che tende a ripresentarsi non appena si sia interrotta una dieta rigida. Questo tipico meccanismo sembra indicare che l’organismo cerca di recuperare l’eccesso di peso per mantenere un certo equilibrio psicofisico, anche se a scapito della linea. Nell’eccesso di peso giovanile e costituzionale si può infatti intravedere un problema di riconoscimento dei propri confini – fisici e psicologici – e della propria identità o del proprio valore individuale.
Introdurre e quindi impadronirsi di grandi quantità di cibo, triturandolo o distruggendolo per poterlo assimilare potrebbe infatti deporre per un comportamento aggressivo e distruttivo, che si “scarica” sul cibo, non potendo ad esempio indirizzarsi altrove. Anche la necessità di mangiare tanto per poter avere un corpo grande e prestante, in grado di sopportare fardelli e responsabilità o per aumentare il proprio spazio vitale, la propria visibilità, la propria importanza potrebbe accompagnarsi con questa modalità di “attaccarsi” al cibo.
Un irrisolto complesso di inferiorità, o anche più semplicemente una situazione di non riconosciuta importanza all’interno della famiglia o del successivo contesto sociale, può scatenare una forma classica di obesità attraverso la quale il soggetto tende ad “occupare più spazio”, uno spazio che secondo lui gli è negato in altra forma. E’ come quindi se cercasse di acquisire maggior valore senza avere la necessità di lottare per ottenerlo, o per non averne le possibilità immediate, come nel caso dei secondogeniti, i quali “diventano più grandi” non avendo altro modo di competere con i fratelli maggiori.
Non a caso frequentemente le persone obese sono anche maggiormente aggressive, usano un tono di voce più alto del necessario, e tendono ad imporsi nel loro contesto anche utilizzando una più marcata ironia.
 
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