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LA CELLULITE

 
stanchezza
stipsi
stress
traumi, ferite
Benché probabilmente presente da sempre, almeno nella razza bianca, la cellulite è balzata ai primi posti tra gli inestetismi del corpo femminile soprattutto negli ultimi decenni. Un po’ perché l’inquinamento, lo stress, gli errori alimentari e igienici ne favoriscono senza dubbio la comparsa e l’estensione, un po’ forse anche perché le zone “a rischio” (bacino,cosce) sono state in questo lasso di tempo sempre più esposte e messe in risalto dall’abbigliamento e dall’evolvere dei costumi.
La cellulite nasce generalmente da un ristagno linfatico. Alla lunga, questa situazione di insufficiente drenaggio – aumentata o innescata dalla presenza di metaboliti di scarto e quindi tossici, dalla sedentarietà, dalla compressione venosa- può portare all’alterazione del connettivo – quella sorta di morbida gelatina che tiene insieme le cellule e i tessuti connettivali – impedendo gli scambi nutrizionali di queste zone, che si vanno sempre più fibrotizzando, fino a costituire un vero e proprio pannicolo duro. Si può dire che l’organismo possa “decidere” di “metter su” un cuscinetto antiestetico ma funzionale a quelle che sono le esigenze profonde: bloccare, “congelare” il flusso energetico, libidico, che investe quelle zone così significative nell’ambito erotico. Una sorta di rinuncia inconscia alla sessualità, al piacere, all’abbandono.
Questo disturbo si può strutturare, insomma, in donne che trovano difficoltà a staccarsi e differenziarsi dal femminile originario, di stampo materno. In particolare se vengono colpite le gambe, sostegno della persona e tramite del movimento, dell’autonomia, del sapersi muovere nel mondo, può essere presente anche nella personalità della donna una specifica difficoltà a definire e sviluppare una femminilità che “sa andare per la sua strada”, associata per esempio al rifiuto o al timore delle proprie potenzialità erotiche.
Reagire alle delusioni e alle sofferenze con un’apparente durezza e rigidità, chiudersi per non ricevere altro dolore: è questa , spesso, la modalità reattiva messa in atto da chi soffre di questo disturbo.

 
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