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ORIGINI DELL'ABBIGLIAMENTO
  
L'estenzione dell'Io, il sex-appeal
 


Un’altra forma di decorazione del corpo era l’obesità. In alcune tribù le ragazze giunte alla pubertà venivano trasferite in apposite “case per ingrassare”; la più celebre delle caratteristiche ricercata presso alcuni gruppi etnici è stata la steatopigia cioè lo sviluppo eccessivo del grasso nella zona glutei e cosce.
Un’imitazione artificiale fra le donne occidentali è stata fornita dal sellino, denominato “cul de Paris”, collocato sotto la veste ed in uso nella seconda metà dell’800.
Un maestoso posteriore autentico e moderato era di gran moda e costituiva un elemento di richiamo e seduzione.
Un caso di deformazione evidente era rappresentato dal busto che le donne usavano per ottenere una vita più sottile “vitino a vespa” e conferire al proprio corpo una forma più attraente.
Dall’Impero Romano fino alla fine del diciottesimo secolo non vi erano sostanziali differenze tra l’abbigliamento maschile e quello femminile. Ma da quel periodo fino al nostro secolo la donna avrebbe goduto il privilegio dello sfarzo, dell’eleganza e della bellezza. L’abito semplice ed uniforme, espressione dei valori della Rivoluzione Francese, gradualmente si sostituì allo sfarzo e rappresentò l’inizio di una democratizzazione dell’abbigliamento. Nacquero i pantaloni, in sostituzione delle braghe e dei calzettoni, ed acquistarono dignità di attributo proletario.
È di solito completamente ignorato l’indumento unico capace di accogliere due persone di sesso opposto. B. Rudofski riporta la testimonianza di studiosi che a Sumatra videro indossare un indumento inconsueto: arrivava non oltre le ginocchia, aperto sopra e largo sotto. Anche in Madagascar pare che l’unione di coppia in un unico indumento fosse parte integrante della cerimonia nuziale. Curioso il vero e proprio esibizionismo dei genitali fino alla loro simbolizzazione, attraverso l’uso di vestiti che li ricordavano.
Caso noto è la braghetta, involucro di metallo noto per proteggere i genitali in battaglia, venne poi utilizzato dalla borghesia in una versione in pelle e divenne, col tempo, un accessorio ornamentale in seta colorata in netto contrasto con l’abito al fine di attirare l’attenzione; spesso lo si imbottiva in modo da simulare un’erezione.


 
La più frequente forma di estensione è quella dell’altezza.
Questo spiega l’uso di molti simboli (cilindri, corone, mitra, acconciatura a torre, ecc.) come anche le lunghe toghe e talari.
Quando portiamo un corpo estraneo a contatto con il nostro corpo la consapevolezza della nostra esistenza si prolunga nelle estremità e nella superficie di questo corpo estraneo, così nascono delle sensazioni o di estensione del proprio io o di acquisizione di energia.
Un breve accenno merita l’estensione ottenuta dal movimento degli elementi dell’abbigliamento: vestiti, veli, capelli sciolti, bracciali, collane che penzolano ed oscillano riflettono il loro ritmo sul movimento del corpo.
Ne può risultare un’armonia di notevole fascino.
L’istintiva tendenza dell’uomo ad una ricercata e ricca decorazione del proprio corpo, ed i conseguente risultato a coprirlo, hanno raffinato e potenziato le emozioni sessuali.
Antropologi ed etnologi convengono nell’ammettere che la nudità dei selvaggi non esercita alcuna risposta erotica.
Gli uomini di alcuni gruppi etnici dell’Africa Occidentale si rifiutano di consentire un qualsiasi tipo di vestiario alle loro donne, che altrimenti diverrebbero sessualmente attraenti e desiderate. La nudità nel momento in cui la si nasconde diventa seducente.
Gli psicologi ritengono che la tendenza femminile all’esposizione del corpo dipenda dal fatto che la libido sessuale è più diffusa nella donna che nell’uomo.
Questo spiegherebbe perché la donna è più pudica e nello stesso tempo più esibizionista.
Nell’incontro la cura della propria immagine ha senza dubbio la funzione, più o meno esplicita di preludio al gioco erotico.
L’associazione tra vitalità e bellezza, oggi sottolineata da martellanti messaggi pubblicitari, agisce in modo determinante sul desiderio di apparire giovane, bella, sexy, espresso nella scelta dei capi di abbigliamento, negli elementi decorativi, nei cosmetici.
La cura del proprio aspetto, in quanto illusione di prolungare la giovinezza oltre i limiti biologici, vale soprattutto in tempi come i nostri caratterizzati dalla cultura dell’immagine.

     
     
     

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