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ORIGINI DELL'ABBIGLIAMENTO
  
Dalle primitive decorazioni corporee al tatuaggio
 

La vita dei popoli primitivi era fortemente caratterizzata dall’influsso della magia e dagli spiriti a cui veniva attribuita l’origine. All’impossibilità di difendersi con l’uso di contromagie venivano indossati amuleti ritenuti capaci di allontanare le influenze malefiche.
La decorazione, particolarmente quella degli orifizi, viene fatta risalire a questo intento: si credeva, infatti, che le influenze malefiche potessero insinuarsi attraverso tali aperture e perciò si ornavano le orecchie, la bocca, il naso, ecc. con amuleti ed altri oggetti magici.
In Egitto si pensava che la vita sfuggisse attraverso le mani perciò si bloccava questa via attraverso l’uso di bracciali, anelli.
Anche la pelle degli animali uccisi, indossate dal guerriero avrebbero dovuto trasmettergli la forza degli animali stessi.
Le prime tracce di abbigliamento sono individuabili in un cordoncino legato intorno ai fianchi, forma di diffusissimo legame magico, assicurava fedeltà alla propria donna.
Charles Darwin afferma: “i vestiti furono fatti primariamente a scopo ornamentale e non per tener caldo”.
Fu comunque solo con il tatuaggio che si concretizzò l’aspirazione delle popolazioni primitive a rendere permanenti le pitture del corpo.
In Africa e in Polinesia alcuni indigeni si facevano tatuare il numero di nemici uccisi, venivano incisi non solo gli atti eroici ma anche le malefatte, gli adulteri, i debiti al fine di evidenziare la colpa e mettere in guardia gli altri componenti del gruppo.
In molti casi il tatuaggio mirava a trasmettere un messaggio di tipo sessuale. Vari esempi di tatuaggio fanno pensare a veri e propri indumenti riuscendo a trasformare la pelle umana in un tessuto.

 


 
Il tatuaggio in epoca romana ebbe un significato ambivalente: non era considerato elegante eccetto che nel caso dei legionari che spesso si facevano tatuare sul braccio la legione di appartenenza, il nome del loro generale o la data di ingresso nell'esercito.
Venivano altresì tatuati con marchio di infamia disertori, prigionieri e schiavi.
In occidente comunque, mentre il marchio a fuoco continuò a sussistere per evidenziare i colpevoli di alcuni reati, il tatuaggio venne progressivamente abbandonato, anche per la forte opposizione della Chiesa, ad esclusione di popolazioni marginali che lopraticavano con significato religioso.
Soltanto nel 1700 torna, ma solo fra i marinai, la moda del tatuaggio, grazie a James Cook che descrisse il modo dei polinesiani di picchiettare del legnetto sull'ago nchiostrato per bucare la pelle, tecnica che gli indigeni chiamavano "tatau", da cui deriva appunto "tattoo".
Frazer sottolinea le attenzioni ed i tabù relativi ai capelli. Si considerava la testa sacra in cui dimorava uno spirito molto sensibile.
Il taglio dei capelli rappresentava un’ operazione delicata, sia per il pericolo di disturbare lo spirito, sia per trovare un posto ove collocare le ciocche recise (venivano depositate con molta cura in posti sicuri al fine di evitare che potessero essere usate per affatturare le persone a cui erano appartenute). La vitalità e la dinamicità dei capelli sono sempre state associate al potenziale energetico dell’individuo: basti ricordare la storia di Sansone che fu deprivato della sua immensa forza dal taglio dei capelli ad opera di Dalila.
Diffusi erano i fregi ornamentali e le cicatrici: essi costituivano motivo di vanto ed onore così come oggi le medaglie al valore.
 
 
 
 

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